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Plants make up 99.7% of the earth’s biomass. Of that remaining 0.3%, which is comprised of the animal species, the human animal is but a minimal trace. Plants, a dominant species, have a much longer and complex DNA in comparison to the human one. They are sessile, that is, physically rooted to the soil. Hence their survival strategy cannot rely, as is the case for animals, on the possibility to move and escape. As such, in the course of evolution they have developed very complex characteristics, behaviors, and skills to survive.

It seems that man, as an omnivore, has a special role to play in this too.

Let’s think of plants first though: there are different ways in which they have evolved to disperse seeds, but one commonality among all plants is that for the survival of their species those seeds need to find life in a soil far away from the parent plant, in order to spread out and reduce competition for resources.

One of these modes of dispersal is called endozoocoria, and this is where omnivorous and frugivorous animals come into play. We are wrong to say that humans are useless for the survival of this planet, and yes perhaps we are not essential (like bees and ants), but there is an role to be played. Man, along with all other omnivorous animals, finds his place in the delicate system of life on earth, in the process of ingesting and spreading the seeds contained in the fruits of these plants.

And yet, to reach this point of no return where we find ourselves now, mankind has invested a lot of energy. We centralized an interconnected system and put ourselves in the middle, we stole verticality from birds, hunger for carnivorous animals, fear from herbivorous animals, and eventually created our own thing, Capitalism. This is how that trace became the main narrator and at the same time the protagonist of the story.

How can such a small and relatively insignificant minority come up with a faithful representation of reality? Well it cannot, and we are beginning to see that, every day with more and more clarity. That sketch of a pyramid with a little man at the top is not enough to keep continue convincing everyone of the validity of this theory, a theory which is proving to be ethically and logically flawed.

For years now, a system based on the intensive exploitation of resources and systematic genocide of (other) species has given us a false hope of well-being, accomplished at a low cost, accessible to everyone, anywhere, anytime. But it was only a promise, a false promise. Today the evidence of this is clear.

A radical paradigm shift is necessary, with a view to building new horizontal social and economic models, based on the recognition of all the makers of collective existence and on a renewed ecological awareness (of the dynamics of the relationship between the human and non-human). A paradigm shift, however, is not like changing the settings of a smartphone. In this case it requires a specific thing, the same thing from which Capitalism promises to free us, and that is the acceptance of limits, and in other words, acceptance of ourselves.

Isn’t the promise of happiness based on overcoming ourselves as humans? And there goes that mantra with an infinite eco: don’t feel satisfied, you can have more!

Our model of life based on constant consumption (of food, relationships, entertainment, pleasure) has slowly made us more and more inapt for life on this planet, to the point that even just a few weeks away from our comforts are enough to put a strain on our mental health.

But let’s go back to our paradigm; historical research on non-violent resistance and civil disobedience reveals an interesting fact: the movements, the revolutions that led to real change in societies have one thing in common, and that is that they succeeded once 3.5% of the civilian population mobilized. 

This is a proposal for a revolution, if you are ready join us!

There are choices we can make without waiting for them to be relayed from the top, choices that are essential for a change of direction, to sabotage a hierarchical system and bring about the change from below. Anyone who wants to be a part of this 3.5% is welcome, but must be ready to comunicate his choices, to strengthen the perception of this change for others, so that this stream can become a river.

The tools we will use are A4 posters that illustrate the guidelines for this new paradigm, based on an awareness of the non-centrality of man on the planet. They are manifestos that oppose capitalism, the exploitation of animals and resources, borders, and discrimination.

If there is a moment to start a revolution, that moment is now. Cities are empty and ready to be filled with new content. A simple gesture that represents a break, from the rules, from the dogmas of exploitation and oppression, from the poisonous mantra!

We can live another way and we will!

La biomassa della terra è composta dal 99,7% di piante. Di quello 0,3 % rimanente, composto dalle specie animali, l’animale umano non è che una minima traccia. Le piante, specie dominante, possiedono un DNA molto più lungo e complesso di quello umano in quanto esseri sessili, ovvero legati al loro radicamento fisico al suolo e hanno sviluppato nel corso della storia dell’evoluzione, caratteri, comportamenti e abilità molto più elaborate rispetto a quelli degli animali, che invece basano sulla possibilità di muoversi spostarsi e scappare la loro strategia alla sopravvivenza. 

Sembra che l’uomo, in quanto onnivoro, abbia un posto speciale nel naturale andamento della vita. 

Pensiamo ad una pianta: sono diverse le modalità con le quali sparge i propri semi, ma quasi tutte accomunate dalla necessità che quei semi trovino vita in un suolo quanto più lontano possibile rispetto alle proprie radici, per non sovrapporsi e per assicurarsi le risorse necessarie. 

Una di queste modalità di dispersione viene chiamata endo-zoocoria, ed è qui che entrano in gioco gli animali onnivori e i frugivori. Ci sbagliamo quando diciamo che l’essere umano è inutile in questo pianeta, forse non è indispensabile, ma il suo ruolo ce l’ha. L’uomo, insieme a tutti gli altri animali onnivori, trova il suo posto nel delicato sistema della vita sulla terra ingerendo e depositando lontano i semi contenuti nei succosi e colorati frutti di queste piante e questo è tutto. 

Per arrivare al punto di non ritorno in cui ci troviamo ora abbiamo dovuto spendere diverse energie. Abbiamo creato un fulcro dove non c’era nemmeno un centro, rubato la verticalità agli uccelli, la fame agli animali carnivori, la paura a quelli erbivori, per fare finalmente una cosa tutta nostra, il Capitalismo. E’ così che quella traccia è diventata narratrice principale e insieme protagonista della storia. 

Come potrà una minoranza così piccola e relativamente utile dare vita ad una rappresentazione fedele della realtà? Non può. E infatti lo stiamo vedendo, ogni giorno con sempre più lucidità. Il disegno della piramide con l’omino al vertice non riesce più a mantenerci convinti della validità di questa teoria, che sta mostrando finalmente le enormi falle etiche e logiche che porta con sé. 

Il sistema basato sul depredamento intensivo delle risorse e sul genocidio sistematico delle (altre) specie, ci ha regalato per anni una speranza di benessere, benessere a basso costo, per tutti, da raggiungere ovunque, in qualsiasi momento. Ma era solo una promessa, oltretutto falsa. Oggi non può che essere più chiaro di così. 

C’è davvero bisogno di un cambio radicale di paradigma, nell’ottica di costruire nuovi modelli orizzontali, sociali ed economici, basati sul riconoscimento dell’Altro e su una rinnovata coscienza ecologica (delle dinamiche di relazione tra l’umano e il non umano). Un cambio di paradigma però non è come cambiare le impostazioni del nostro smartphone: Richiede una cosa specifica, la stessa dalla quale il Capitalismo promette di liberarci, ovvero l’accettazione del limite, in fin dei conti, di noi come esseri finiti. 

Non è tutta basata sul superamento dell’umano la promessa di felicità? Ed ecco che torna il mantra dall’eco infinito: non accontentarti, puoi avere di più, puoi essere di più, puoi vivere di più.

Il nostro modello di vita basato sul consumo costante (di cibo, di relazioni, di intrattenimento, di piacere), ci ha lentamente resi sempre più inadatti alla vita su questo pianeta, a tal punto che anche solo una settimana lontani dai nostri confort è abbastanza per mettere a dura prova la nostra salute mentale. 

Ma torniamo al nostro paradigma; diverse ricerche sulla resistenza non violenta e sulla disobbedienza civile fanno emergere un dato interessante: i movimenti le rivoluzioni che hanno portato a dei cambiamenti reali nelle società condividono tutte uno stesso dato, ovvero la percentuale del 3,5% di popolazione civile coinvolta per la loro riuscita. 

Questa è una proposta per una rivoluzione, chi è pronto ci segua!

Molte sono le scelte che possiamo fare senza aspettare che vengano impartite dall’alto e che sono fondamentali per un cambio collettivo di direzione, sabotiamo il sistema gerarchico e facciamo nascere il cambiamento dal basso. Chi vuole fare parte di questo 3,5% è il benvenuto, ma deve essere pronto a condividere le proprie scelte, per rafforzare la percezione di cambiamento anche negli altri, perché questo ruscello diventi un fiume.

Approfittiamo di questa attesa per prepararci, trasformiamola, chiamiamola resistenza, ribelliamoci, coltiviamo i nostri giardini, conosciamo i nostri vicini. Smettiamo di svendere la nostra libertà in cambio di un’abbondanza che serve solo a ostruire la nostra visuale.

Smettiamola di aspettare, iniziamo a vivere lasciando finalmente vivere anche gli altri. 

Gli strumenti che useremo sono manifesti che rappresentano delle linee guida per questo nuovo paradigma, basato su una presa di coscienza della non centralità dell’uomo nel pianeta. Sono manifesti che si oppongono al capitalismo, allo sfruttamento degli animali e delle risorse, ai confini, alla discriminazione.

Se c’è un momento per iniziare una rivoluzione è proprio questo. Le città sono pronte a riempirsi di nuovi contenuti. Un gesto semplice ma che rappresenta una rottura: dalle regole, dai dogmi dello sfruttamento e dell’oppressione, dal mantra.

Possiamo vivere in un altro modo e lo stiamo già facendo!